Post rosp La favola del Re dei rospi di Valerio Le Moli

In un luogo non troppo lontano, in un tempo piuttosto vicino, il saggio re dei Rospi governava sullo stagno con giustizia, sapienza e fermezza.
Tutti riconoscevano in lui il massimo esempio di saggezza e infallibilità e si inchinavano rispettosi al suo passaggio.
E, se lui chiedeva, su questo o quell'argomento "Ho ragione oppure no?" i suoi sudditi gli rispondevano, immancabilmente: "Certo mio sovrano. Perché tu sei il Re."
E questo, altrettanto immancabilmente, gli dava la certezza di operare sempre con saggezza.
Ma venne un giorno, perché in ogni fiaba che si rispetti quel giorno avviene sempre, in cui tutto cambiò di improvviso.
E non perché fosse cambiato l'attegiamento dei sudditi verso il loro amato Re, badate bene. Ma perché proprio lui, il Re, che in fondo era saggio per davvero, un giorno si chiese se fosse possibile per chiunque, che fosse esso uomo, rospo o ranocchio, avere sempre ragione.
Provò così a fare un giro nel suo piccolo regno e, a chiunque incontrava poneva, una domanda assurda.
"Il cielo oggi è più verde del solito, ho ragione oppure no?" chiedeva ad uno.
"I rospi e i cavalli si somigliamo molto, ho ragione oppure no?" chiedeva ad un altro.
"Sarebbe bello se arrivasse un serpente e ci mangiasse tutti. Ho ragione oppure no?" chiedeva ad un terzo.
E tutti rispondevano, immancabilmente: "Certo mio sovrano. Perché tu sei il Re."
Il Re dei rospi si sentì allora profondamente a disagio. Perché nessuno vedeva in lui altro che la sua corona. E, probabilmente, se non avesse avuto la corona, nessuno avrebbe più visto in lui un Re saggio ed infallibile.
Fu così che, preso dalla disperazone, il Re dei rospi si gettò nello stagno e cominciò a nuotare. E quando l'acqua finì, salto tra le canne e il fango, fino ad uno stagno più piccolo. E nuotando, e saltando e rinuotando, raggiunse infine una piccola pozza d'acqua che non aveva mai visto in vita sua. La sua superficie così liscia e lucida da riflettere il cielo e tutte le sue nuvole in modo così preciso che sembrava che il cielo stesso fosse caduto dentro l'acqua.
Fu così che, invece di tuffarsi, il Re dei rospi, si affacciò timidamente su quel piccolo specchio d'acqua.
E ciò che vide, riflessa sulla sua superficie, fu l'immagine di se stesso. Ma di un se stesso che non ricordava più. Era l'immagine di quando, ancora ranocchio, aveva scoperto a quale futuro era destinato. Di quando aveva scoperto di essere un principe. Ed era proprio così, che si sentiva adesso: un piccolo ranocchio in bilico tra i fasti di una vita da Re e il desiderio di rimanere un semplice rospo, con i suoi pregi e i suoi difetti, per sempre.
Bastò quell'immagine a fargli capire, di nuovo e finalmente, cosa avrebbe dovuto fare.
Da allora il Re dei rospi è tornato a governare il suo regno. Ma non chiede più a nessuno "Ho ragione oppure no?". Chiede invece "Tu che ne pensi?" E poi ascolta la risposta. Decide ancora sulle questioni importanti, ma ogni tanto si toglie la corona e si mischia agli altri rospi come lui, per sapere cosa pensano e cosa desiderano.
E ogni tanto torna al suo piccolo specchio d'acqua e, affacciandosi sulla sua superficie, può vedere chi è. Ogni tanto vede il rospo. Ogni tanto vede il re. E ogni tanto, ancora oggi, vede il piccolo principe che non ha mai smesso di essere.


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